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La Collina dei Papaveri: Blu-Ray PDF Stampa E-mail
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Scritto da Andrea "Ryo" Consonni   
Mercoledì 28 Novembre 2012 17:01

Collina dei papaveri blu-ray

Il nuovo film di Goro Miyazaki, una storia d'amore nel Giappone degli anni '60, arriva in alta definizione in un'edizione con un ottimo comparto video.

 

Scheda Tecnica

Editore Lucky Red

Tipo Film

Genere Drammatico, romantico

Anno di Produzione 2011

Anno Blu-Ray 2012

Prezzo € 22,99

Formato Video 16/9 1080p 24p

Formato Audio Ita e Gia DTS HD MA 5.1 Subwoofer Mute

Sottotitoli Italiano

Custodia Amaray

Durata 91 Minuti

1963. Mentre il Giappone sta uscendo piano piano dalla devastazione della grande guerra, e Tokyo si prepara ad accogliere le Olimpiadi (Tokyo 1964), due ragazzi di un paese di provincia si incontrano al liceo. Lei, Umi Matsuzaki, 16 anni, vive con i fratellini in una casa adibita a pensione, dove si occupa di cucinare quando torna da scuola. Lui, Shun Kazama, 17 anni, vive con i genitori, e fa parte del giornale scolastico. Negli ultimi tempi tutta la scuola è in subbuglio perché la direzione ha deciso di abbattere il Quartier Latin, l'edificio storico in cui hanno sede tutti i club non sportivi. Durante le manifestazioni e le assemblee per salvare l'edificio, Umi e Shun si incontrano e si innamorano. Ma una storia ormai dimenticata, legata all'origine delle loro famiglie, mette a rischio la loro storia d'amore...

C'era molta attesa per l'opera seconda di Goro Miyazaki dopo la delusione del suo primo lungometraggio, I Racconti di Terramare, che aveva indotto addirittura papà Hayao a consigliare al figlio di fare un altro mestiere...

Forse per questo, per questo film, tratto dal manga in due volumi di Tetsuro Sayama e Chizuru Takahashi (Edito in Giappone da Kodansha), Hayao Miyazaki ha deciso di dare una mano al figlio, occupandosi della sceneggiatura. Il risultato è una storia meno frammentaria rispetto a I Racconti di Terramare, con personaggi più credibili e un intreccio che riesce a tenere viva l'attenzione dall'inizio alla fine. L'unico difetto è che forse a tratti ci si perde un pò in passaggi meno decisivi (come la lunga sequenza della colazione all'inizio), quando sarebbe stato meglio scendere più nei dettagli della storia d'amore tra i due protagonisti.
Il disegno e l'animazione sono i soliti dello Studio Ghibli, ovvero di alta qualità.
Per quanto riguarda l'edizione italiana, abbiamo un ottimo doppiaggio, con voci azzeccate e una recitazione convincente. Qualche riserva invece sull'adattamento, che in più di un'occasione ci ha fatto soffermare a riflettere (diverse volte il bambino accanto a me in sala ha chiesto alla madre cosa significasse un discorso...). Il problema principale è, a parte la scelta del lessico, comunque abbastanza adatto agli anni in cui si svolge la storia, il fatto di voler mantenere forzatamente la struttura della frase giapponese. Un esempio: Non si è mai sentito nessuno in italiano, nemmeno negli anni '60, dire: “Di avervi conosciuti, sono stato contento” (non riporto il testo integrale del film per non spoilerare). Questa costruzione, con il verbo principale alla fine, è tipica della sintassi giapponese e non di quella italiana. Un altro esempio è “Vado a recarmi un pochino dalla nonnina” (dove andare e recarsi in italiano sono una ripetizione, in quanto sinonimi) o Va bene volersi mantenere fedeli al testo originale, ma un lavoro di adattamento richiede che il testo originale sia adattato alla sintassi della lingua a cui è destinato. Cosa che qui non è avvenuta.

 

La Collina dei Papaveri è passato al cinema in Italia solo per un giorno, il 6 Novembre 2012.

L'edizione Blu-Ray

 

Lucky Red prosegue sull'ottima via intrapresa con il Blu-Ray de Il Castello Errante di Howl, proponendo un disco a doppio strato, dove il film è presentato con video a 24p di ottima qualità. La definizione è elevatissima per tutta la durata e la resa cromatica è fedele a quella vista al cinema. Non si notano né contorni frastagliati né color banding. L'audio è presentato in una curiosa codifica. La fascetta riporta infatti DTS HD Master Audio 5.1 Subwoofer Mute per entrambe le lingue disponibili. In un primo momento la reazione è di pensare che si tratti di un 5.0 invece che di un 5.1. Invece il lettore riconosce tutti e sei i canali. Possiamo ipotizzare quindi che la traccia comprenda una pista per il subwoofer, ma che il volume di quest'ultima sia stato abbassato a zero. In effetti il film, basato sui dialoghi e sulle musiche, non richiede interventi importanti delle basse frequenze, che sono lasciate ai diffusori frontali. Per il resto, i dialoghi e le musiche sono riprodotti in modo cristallino e ben presenti sul fronte anteriore. Si nota anche qualche effetto di dislocazione dei dialoghi e degli effetti sui diffusori laterali. Come contenuti extra troviamo alcuni filmati, che comprendono un incontro con lo staff tecnico e uno con i doppiatori giapponesi, un'intervista al regista Goro Miyazaki e la conferenza stampa. Troviamo inoltre uno speciale su Yokohama ieri e oggi. Chiudono la rassegna lo storyboard, un video musicale e i trailer.


Si ringrazia Lucky Red.

VOTI

Anime BUONO

Audio BUONO

Video OTTIMO

Doppiaggio OTTIMO

Adattamento SUFFICIENTE

Extra BUONO

Confezione SUFFICIENTE

 

Commenti  

 
-1 #30 Moreno 2014-03-24 10:22
L'arroganza con cui il signor Cannarsi commenta è veramente disarmante. Sono ancora sotto shock dopo aver visto Laputa, aver sentito una miriade di volte "cincischiare", aver ascoltato il cattivone affermare qualcosa come:"acchiapparella".
Bisogna aver rispetto per l'arte, e mi dispiace, ma rendere meno fruibile un'opera, per anteporre le proprie idee e il proprio ego, è una gravissima mancanza, mi urta veramente tantissimo e mi auguro di cuore che prima o poi qualcun'altro possa prendere il posto di Cannarsi nei lavori dello studio Ghibli in Italia!
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+2 #29 Administrator 2012-12-18 06:45
Io non sto criticando la conoscenza della lingua giapponese piuttosto che quella italiana del Sig. Cannarsi e mai l'ho voluto fare. Sto criticando invece la scelta di mantenersi aderente alla frase giapponese piuttosto che a quella italiana. Per me essere fedeli all'originale non vuol dire mantenerne persino la struttura grammaticale, ma utilizzare un lessico consono a quello originale, riportandolo pero' alla lingua italiana di uso comune, per renderlo fruibile alla totalita' degli spettatori, non solo a quelli con un grado culturale sufficiente, come si prefigge di fare il Sig. Cannarsi.
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0 #28 iuki 2012-12-18 04:19
Citazione Administrator:
per me non è stata adattata nella lingua italiana, ma semplicemente "trasposta" dal giapponese all'italiano, perchè, nonostante quello che sostiene il Sig. Cannarsi, nessuno, in forma colloquiale in italiano utilizzerebbe mai una frase del genere.


In sostanza stai dicendo che Gualtiero Cannarsi conosce meglio il giapponese che l'itliano, visto che riporta pari pari dal gipponese invece di fare un bel adattamento dei dialoghi nella lingua itliana corrente, che non tradisca lo spirito dell'opera, ma neppure che sia un mero traduci lettera per lettera, forma/struttura compresa, e questo che intendi..? :oops:
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+2 #27 Administrator 2012-12-14 23:44
Io, come avrai letto nella recensione di Arietty, anche se non ai livelli del Sig. Cannarsi (come lui ha precisato) mi sono cimentato in traduzioni e ho sempre prediletto la traduzione libera, che avesse senso in italiano, a quella letterale. Ma qui il Sig. Cannarsi non ha tradotto e quindi non è partito da un testo giapponese e l'ha portato in italiano, ma ha semplicemente adattato alla lingua italiana i dialoghi tradotti da un'altra persona e scritti in originale da un'altra persona ancora. Anche io mi rilasso automaticamente quando vado al cinema, ma presto attenzione a quello che ascolto, e sentire, come puoi leggere nella recensione di laputa, una bambina che picchia su una porta urlando dischiuditi, o uno che dice non sopporto la tua faccia di demenza, o un altro che dice di esserti stato d'aiuto sono felice, mi distolgono dalla visione del film per domandarmi se ho capito bene la frase e quindi dalla visione del film. Fa piacere anche a me imparare sempre qualcosa, anche quando vado al cinema, ma se questo insegnamento me lo vuole dare l'autore originale, non la terza persona che ci mette mano in ordine temporale (autore originale, traduttore, adattatore). L'adattatore deve solo preoccuparsi di rendermi in italiano quello che la frase originale voleva trasmettermi, e non aggiungerci di suo per insegnarmi qualcosa.
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0 #26 Andrejas74 2012-12-14 23:34
Ho letto anche il forum su Arrietty, mi sembra di capire che tu sei più orientato a una traduzione meno conservativa di quella che fa Cannarsi. Io, onestamente, non ho mai trovato nessuna difficoltà a capire i dialoghi di tutti i film dello studioghibli che ho visto finora. Certo, mi rendo conto che ci sono parole ed espressioni a volte desuete ma questo non impedisce né la compresione né il flusso delle emozioni. Ammetto però che, diversamente da te, quando vado al cinema non mi pongo il problema di rilassarmi e divertirmi, per me queste sono due cose automatiche per il semplice fatto di andare al cinema; e, sempre diversamente da te, mi piace imparare cose nuove anche e soprattutto linguistiche. Ma qui siamo nel campo delle scelte personali, quindi la tua modalità è assolutamente rispettabile e comprensibile.
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0 #25 Administrator 2012-12-14 20:20
Quando vado al cinema (e credo proprio che questo valga per la maggioranza delle persone), vado per divertirmi e rilassarmi. Non vado per imparare la lingua italiana o avere ripetizioni di grammatica. Quando vedo un film devo godermelo ocn il cervello rilassato. Quando invece vedo gente nella sala che dopo un dialogo mormora e guarda in giro basita (questo è successo più volte durante la visione del film al cinema) rimango esterrefatto, perchè non è giusto che una persona paghi per non capire quello che sta vedendo. Come ho detto al Sig. Cannarsi, al cinema non c'era nessun bollino Vm.14-18-Non sufficientement e acculturati. Quindi non trovo corretto che il Sig. Cannarsi gioisca quando la genta non capisce i suoi adattamenti (vd qualche post addietro)perchè è cmq gente che ha diritto di vedere il film per cui ha pagato. Un film è un'opera d'arte fatta, soprattutto i cartoni animati, per trasmettere un messaggio alla maggior parte delle persone possibili. E il fatto di voler imporre una selezione culturale non richiesta, è un'operazione che esula la natura stessa del prodotto. Inoltre non mi sembra che il cinema d'animazione giapponese goda di troppa fortuna nelle sale italiane e quindi non vedo perchè limitare ulteriormente i possibili spettatori paganti...
Ti invito cmq a leggere la recensione di Arietty, dove il dibattito è cominciato.
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0 #24 Andrejas74 2012-12-14 18:28
Se ce la faccio nei prossimi giorni mi rivedrò il film a caccia della frase "incriminata", cosi vedrò di capirci qualcosina in più. Ti dico che, per esperienza personale come traduttore e insegnante da quasi dieci anni, una frase del genere è usatissima nell'italiano contemporaneo, soprattutto nel linguaggio parlato, e lo è in maniera trasversale perché investe parlanti giovani e meno giovani. E' talmente frequente che viene citata in tutti gli studi linguistici seri (italiani e stranieri) sull'evoluzione dell'italiano. Forse, però, come tu dici, non è una frase utilizzabile in tutti i contesti indistintamente , a mio parere contiene una sfumatura particolare ma, per stabilirlo, ho bisogno del contesto. Il fatto poi che la frase italiana ricalchi pienamente la struttura della frase giapponese, be', questo rimanda a tutt'altro genere di considerazioni che ora non potrei affrontare, prima vorrei rivedermi il film) :D
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0 #23 Administrator 2012-12-14 12:02
Per me non è questione di lauree o meno. Io la cultura e la preparazione di una persona non la misuro su un pezzo di carta. Non l'ho mai fatto e non lo farò mai. La questione è semplicemente che conoscendo la lingua giapponese, mi sono ritrovato a più riprese negli adattamenti del Sig. Cannarsi con frasi trasposte in italiano mantenendo la struttura della frase giapponese. In particolare in questo film, la frase incriminata (non riporto le esatte parole per non svelare il finale del film) è: Di aver conosciuto tizio e caio sono contento. Questa frase riporta pari pari la struttura di quella giapponese. Che poi in essa ci sia anche una dislocazione tanto meglio, ma per me non è stata adattata nella lingua italiana, ma semplicemente "trasposta" dal giapponese all'italiano, perchè, nonostante quello che sostiene il Sig. Cannarsi, nessuno, in forma colloquiale in italiano utilizzerebbe mai una frase del genere. Per quanto riguarda il dibattito/incontro/conferenza sull'adattamento, sono d'accordo. Ditemi cosa si può fare per organizzarlo e io partecipo, anche all'organizzazione se posso.
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+4 #22 Andrejas74 2012-12-14 11:51
In tutto questo vorrei dire: non ci sarebbe il modo di organizzare un incontro/conferenza sull'adattamento dei film? Penso che sarebbe un ottimo modo di portare a galla un lavoro (quello del traduttore/adattatore) che è totalmente sconosciuto alla massa. Una persona di cultura medio-alta e con formazione universitaria non ha la minima idea della mole di lavoro e delle montagne di sapere che bisogna spostare quando si traduce! A partire dai libri e dalle teorie che si devono conoscere, fino ad arrivare alla perfetta cognizione che bisogna avere delle due lingue (quella madre e quella d'arriva) nonché delle due culture (e qui ce n'è di mezzo una orientale, il che complica ancora di più le cose, visto che c'entrano anche storia, filosofia e visione del mondo). Non si potrebbe organizzare, chiamando in causa lo stesso Cannarsi?
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+4 #21 Andrejas74 2012-12-14 11:45
Ora non ricordo l'esempio che hai fatto tu (magari mi rileggo bene tutto e poi ti dico) ma quando si parla di tema/rema e dislocazioni non è fare lezione di grammatica, ma dare il riferimento su come è stato impostato il procedimento di traduzione/adattamento! Se si vuole discutere proficuamente, bisogna sapere di cosa si parla, capisci cosa intendo? Fruire di un'opera d'arte implica la conoscenza di molti aspetti, e questo è uno di quelli (ed essendo un'opera cinematografica , ce ne sono anche di più e più specifici). Ripeto, io non conosco Cannarsi e non sto qui a giustificarlo, mi limito a rilevare come i suoi interventi siano pacati e tendano a voler rendere ragione del lavoro fatto, non hanno nulla di saccente ed esclusivo. Le risposte ai suoi tentativi mi pare siano parecchio travisati. In un post si allude a presunte lauree, e non mi sembra che l'intento sia pacifico, sembra più che altro voler dire: "sei un adattatore senza laurea, il che spiega tutto".
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