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Intervista a Francesco G. Lugli PDF Stampa E-mail
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Scritto da Andrea "Ryo" Consonni   
Domenica 17 Marzo 2013 08:44

francesco g. lugli

In occasione della recensione di Sei Passi nella Nebbia, abbiamo intervistato l'autore, l'amico Francesco G. Lugli.

 

 

 

 

 

 

 

 

Ciao Francesco,

e' un piacere fare questa chiacchierata con un vecchio amico.

Ciao Andrea, felice di ritrovarti.

1. Raccontaci un po' di te e delle tue esperienze. Da dove nasce la tua passione per la scrittura?

Sono un casinista cronico, complici anche i tempi non proprio rassicuranti, probabilmente non ho ancora capito cosa voglio fare “da grande”. Nell’attesa, per non sbagliare, faccio tutto quello che capita. Ho un curriculum impresentabile perché sembra quello di uno con seri problemi di identità, e forse è proprio così. Pagine di esperienze diametricalmente opposte: passo da un trascorso da DJ/animatore a uno da giornalismo tecnologico, per poi approdare ad altre professioni singolari, tra cui quella di videomaker e presentatore Web e naturalmente autore. La passione per la scrittura, ma più che altro per il piacere di raccontare, parte da molto lontano, addirittura da quando non ero ancora in grado di leggere e scrivere. Infatti il primo racconto l’ho dettato a mia madre quando avevo 3-4 anni e rileggendolo a distanza di decenni, riesce ancora a strapparmi un sorriso. Il seme della follia stava già germogliando.
Ho iniziato appassionandomi a Pirandello, poi ho conosciuto lui, il maestro Stephen King, e lì è partita la missione guidata da un sano istinto di emulazione.



2. Chi sono, se ci sono, i modelli a cui ti ispiri?

Come ti dicevo, dopo la parentesi Pirandelliana, sono cresciuto a pane e Stephen King, che ritengo il maestro assoluto, poi sono arrivati Poe, Lovecraft, Dick, Matheson, Scerbanenco, Steinbeck, il nostrano Andrea G. Pinketts, e tanti altri. Una serie di contaminazioni che ha prodotto un ibrido costantemente sospeso tra horror e commedia, con tutte quelle sfumature che collegano i due generi.
Sicuramente “il Re” (quello di anni fa, quello de “Le notti di Salem” e “It”, tanto per intenderci) mi ha influenzato maggiormente, e i suoi racconti sono la prima cosa che mi ha invogliato a misurarmi con la scrittura. Una curiosità: “Sei passi nella nebbia” originariamente aveva un altro titolo, “Incubi, sogni e deliri meneghini” che poi è diventato in parte il sottotitolo, un tributo nemmeno tanto velato alla raccolta del maestro “Incubi e deliri”.



3. Milano. Non una semplice ambientazione, ma un vero e proprio protagonista aggiunto dei tuoi racconti. Parlaci del tuo rapporto con questa citta'.

Più che altro Milano è una discreta - ma non troppo - testimone silenziosa, e a volte un po’ cinica e divertita, di questi racconti. C’è e non c’è all’apparenza, ma il suo alone da madre-matrigna gelosa è sempre presente e pronto a colpire o ignorare, con la stessa disarmante efficacia. Con Milano ho un rapporto di odio (leggero) e amore (profondo), come penso tutti i milanesi: amore quando sono lontano o mi trovo a contemplare le sue bellezze e odio quando mi trovo imbrigliato nella sua incoerenza urbanistica e nelle sue contraddizioni. Non riesco mai a stare troppo lontano dalla mia città, e per fortuna la cosa capita raramente, ma ogni tanto è necessario prendersi una pausa, come da un’amante troppo focosa che ti soffoca con le sue attenzioni non sempre gradite e richieste.



4. Sei passi, sei storie, sei personaggi diversi tra loro, ma accomunati da una malinconia di fondo. A chi ti sei ispirato per questi personaggi?

Guarda, purtroppo di questi tempi, non è difficile trovare fonti di ispirazione malinconiche. Dopo decenni di scrittura mi sono accorto che la maggior parte dei miei personaggi è composta da simpatici perdenti, pur essendo io un fan dell’eroe stereotipato alla John Wayne, forse perché alla fine ci si identifica più facilmente o forse perché semplicemente il vincente a tutti i costi non raccoglie più troppi consensi e trasmette sicuramente meno empatia.

Una scelta involontaria forse, ma che per ora non mi sento di disconoscere, anzi, la perseguo testardamente, infatti anche il protagonista del mio prossimo libro è fondamentalmente un perdente, malgrado il physique du role e i connotati da Rambo.
Sei passi nella nebbia è stato scritto tra il 2008 e il 2009 quindi in tempi non particolarmente critici. Nonostante questo, mi ha divertito esplorare anfratti umani e non, con quella sensazione agrodolce tipica di chi sfiora sempre il podio senza mai scalarne i gradini.



5. Il tuo genere e' sicuramente il noir, con la nebbia di Milano che avvolge tutto e tutti. Ho notato però che, in alcuni racconti in particolare, ti spingi oltre, entrando nel campo dell'horror. E' un esperimento, una contaminazione o semplicemente un'idea?

Nasco come lettore e, di conseguenza autore, horror. L’horror puro è la mia grande passione di gioventù. Con il passare degli anni, si è evoluta in qualcosa di meno estremo, qualcosa decisamente più virante al noir, ma con derive fantastiche e surreali, alle quali non riesco a rinunciare. Però ogni tanto mi piace riscoprire dinamiche più vincolate al ceppo originario. È più forte di me, non riesco mai a stare troppo aderente alla realtà, ma non è detto che presto abbia voglia di misurarmi con qualcosa di diverso e meno paranormale.



6. Ironia, da crepare dalle risate, ma anche nera, cupa, che ti fa sorridere a denti stretti. Quale parte ha l'ironia nei tuoi racconti?

Una parte imprescindibile, ritengo che prendersi troppo sul serio non sia mai conveniente, nella scrittura come, del resto, nella vita. L’ironia è quell’ingrediente magico che rende tutto più gradevole, anche uno sgozzamento, una casa infestata o un omicidio efferato. Saper dosare questo elemento fa la differenza. Per chi vuol capire meglio con un paragone cinematografico, consiglio “Ammazza Vampiri” (il primo, del ’96, non lo scialbo remake) e i primi due “Creepshow”, senza dimenticare il sempreverde “Frankenstein Jr.”. Tre diversi esempi di humour legato a pellicole dell’orrore, e tre diversi modi di vivere il brivido con il sorriso, più o meno convinto. Hai ragione, nella raccolta c’è un’ironia spesso tagliente, spesso amara: d’altra parte con certi personaggi, sarà raramente una risata fragorosa, ma spesso un sorriso riflessivo.



7. Abbiamo saputo che Sei passi nella nebbia uscirà anche in versione cartacea, e questo ci fa sicuramente molto piacere. Puoi dirci quali sono ora i tuoi progetti?

Ti ringrazio, al momento sto cercando di finire il mio prossimo romanzo, che sta diventando ormai una questione personale tra me e la musa ispiratrice, dispettosa come non mai in questa occasione, e ho già in cantiere quello successivo, già iniziato. Inoltre sto rivendendo una serie di racconti per altre raccolte. Inutile dirti che sono tutti testi molto diversi tra loro. In effetti mi sono portato avanti col lavoro senza aver finito quello precedente. Comportamento tipico di una mente disturbata.



8. Ultima domanda: cosa fa quest'anno l'Inter in campionato e Europa League?

Andrea, vedendo la stagione in corso, ti sembra proprio il caso di farmi questa domanda? ?
Diciamo che mi sono ingegnato parecchio per trovare attività alternative da svolgere la domenica e il mercoledì.

Grazie per la chiacchierata, a presto!

Grazie a te. È stato un piacere. Un saluto ai tuoi lettori.

 

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