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Intervista a Stefania Da Pont: Traduttrice di Attack Nr. 1 PDF Stampa E-mail
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Scritto da Andrea "Ryo" Consonni   
Lunedì 09 Maggio 2011 07:05

Stefania Da Pont ritratto

In occasione dell'uscita di Attack Nr. 1, un'intervista esclusiva alla traduttrice del manga: Stefania Da Pont.

 

 

 

 

 

 

 

 

Animangaplus: Buongiorno Stefania, piacere di conoscerti


Stefania Da Pont: Buongiorno a Voi.


    AnimangaPlus: Dove nasce la tua passione per il giapponese e dove l'hai studiato?


Stefania Da Pont: Lo studio delle lingue straniere mi è sempre piaciuto e dopo il liceo linguistico volevo cimentarmi in un idioma non europeo. La cultura del Giappone mi incuriosiva e affascinava, mi ero da poco avvicinata al mondo dei manga e allora ho fatto una scelta che poi si è rivelata quella giusta per me: iscrivermi a Lingue e Civiltà Orientali alla Ca' Foscari di Venezia. Prima della laurea, ho anche studiato per un anno all'università Waseda di Tokyo.

    AP: Da quanto ti occupi di traduzioni e in particolare di manga?

    SDP: Ho tradotto il mio primo manga nel 2005 e ormai ho perso il conto di quanti tankobon ho realizzato!

    AP: Puoi citarci qualche titolo che hai tradotto per J-Pop?

    SDP: Se posso scegliere, di solito mi occupo della categoria shojo o simili: Penguin Revolution, La Corda d'Oro, Kobato, My Girl. Però ho tradotto anche serie di tutt'altro genere come Battle Club, Suikoden V e Moonlight Act.

    AP: Cosa cambia tra tradurre un manga (un fumetto in generale) e un testo di altro tipo?

    SDP: I manga presentano frasi solitamente più corte e con meno subordinate, quindi la traduzione è più “intuitiva” e aiutata dal contesto visivo delle immagini. Ma questo non significa che tradurre un fumetto sia più semplice che tradurre un testo di narrativa, anzi!
    Il linguaggio colloquiale dei fumetti è ricco di forme contratte, espressioni gergali e riferimenti che non si trovano certo nei manuali di grammatica o nei dizionari. È quindi necessario tenersi aggiornati sul background culturale giapponese e soprattutto essere abili e veloci nel ricercare termini e informazioni tramite internet o altri mezzi. Un altro elemento importante in qualsiasi traduzione, ma ancor di più nel caso del fumetto, è saper rimanere fedeli all'originale ma allo stesso tempo usare una lingua “viva” e di effetto, rendere le conversazioni con toni e termini che le facciano sembrare dei dialoghi veri e diano carattere ai personaggi.
    Caratteristica distintiva dei fumetti, inoltre, sono i “rumori”: i giapponesi fanno uso di numerose onomatopee, molte delle quali non hanno un corrispondente nel linguaggio occidentale, quindi adattarle richiede parecchia fantasia!

    AP: Oltre ai manga quali altri testi hai tradotto?

    SDP: Il romanzo Death Note. Another Note. Il serial killer di Los Angeles di NisiOisiN, ispirato alle vicende del manga Death Note.

    AP: Tradurre un manga sportivo (come Attack Nr. 1 appunto) richiede conoscenze specifiche della terminologia e delle regole dello sport protagonista dell'opera. Come ti sei aiutata in questo durante la lavorazione di Attack Nr. 1 ?

    SDP: Ammetto di non essere una persona particolarmente sportiva (il che è un male, vista la mia vita sedentaria da traduttrice!), quindi mi sono documentata facendo ricerche incrociate su siti italiani e giapponesi (w google, sempre e comunque!). Le mie traduzioni vengono poi riviste da un adattatore, un'ulteriore garanzia di accuratezza nei contenuti.

    AP: Ci puoi spiegare il procedimento con cui ti accosti alla traduzione di un manga? Ad esempio, traduci tutto il volume e poi ci torni dall'inizio per verificare che tutto torni o lo curi pagina per pagina direttamente al primo passaggio?

    SDP:Solitamente, traduco prima l'intero volume, sottolineando con colori diversi le incertezze, le scelte lessicali che ancora non mi convincono e le citazioni o flashback da verificare in modo che siano coerenti con i volumi precedenti. Poi rivedo e sistemo tutto nella fase di rilettura.

    AP: Quali sono i tuoi manga preferiti di sempre?

    SDP: Nana e Gokinjo Monogatari di Ai Yazawa, Honey & Clover di Chika Umino, le opere di Jiro Taniguchi, Yotsuba &! e, tra i classici, Garasu no Kamen.

    AP: E quelli che ti sei più divertita a tradurre?

    SDP:La storia che ho amato di più finora è quella di My Girl, di Sahara Mizu: peccato che la serie sia stata conclusa così in fretta. La sfida più stimolante, invece, è Moonlight Act di Kazuhiro Fujita, con i suoi continui rimandi a racconti e fiabe della tradizione giapponese e occidentale. E come non citare proprio Attack no.1, con la mitica Mimì della mia infanzia!

    AP: Puoi darci qualche anticipazione sulle nuove serie su cui stai lavorando?

    SDP:Le serie di cui mi occupo, tranne Attack no.1, proseguono tutte da tempo quindi non posso dare molte anticipazioni... Comunque, V.B. Rose si avvia verso una conclusione mooolto romantica e nel terzo volume di Attack no.1 ho intravisto le famigerate catene ai polsi di Mimì-Kozue!


AP: Grazie mille a presto!

 
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