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Kaoru Mori: Emma e Amira due mondi, due culture, un'autrice PDF Stampa E-mail
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Scritto da Emma   
Venerdì 15 Luglio 2011 15:29

In occasione dell'uscita de “I Giorni della Sposa”, vi proponiamo uno speciale sull'autrice, Kaoru Mori e sulle sue opere più rappresentative, con cenni storici e spunti di riflessione sui due periodi storici.

 

Kaoru Mori

La Sensei Mori è nata il 18 Settembre 1978.

Autoritratto di Kaoru MoriDi carattere timido e riservato. Non abbiamo abbiamo molte notizie biografiche. Non le piace neppure firmare autografi, né farsi fotografare, neppure farsi intervistare.

Proviene da Tokyo, ma è molto affascinata dal British e dalle cameriere.

Non per il loro abito, come spesso si trovano nei manga, ma dalla figura della cameriera nell' Inghilterra dell'800, come lavoratrice. A dimostrazione di ciò è la narrazione dettagliata della vita della maid, rendendola affascinante, e lasciando in secondo piano la vita dei “datori di lavoro” di alto rango. E sia Emma che Shirley riflettono a pieno queste sue passioni.

Sulla rivista Fellows! sta pubblicando anche Otoyomegatari e uno spinoff di Shirley.

Come Dojinshi scrive alcuni racconti a fumetti con lo pseudonimo Agata Fumio: in collaborazione con Satoshi Fukushima crea “Sumire no hana”.

Nel 2005 con “Emma: A Victorian Romance”, vince uno dei quattro ambiti premi di eccellenza per i manga al Japan Media Art Festival.

Le interviste, le poche che troviamo su Internet, sono rilasciate a media americani, si possono trovare notizie su come è scaturita l'idea di Emma, la predilezione di personaggi e fumetti storici e la sua passione per il British, trasmessa dalla famiglia.

In tali (poche) occasioni sottolinea la ricerca storica, alle volte sommaria, che conduce all'inizio della stesura di un fumetto. La Sensei spiega che progredendo si rende conto degli errori fatti e cerca sempre di riparare.

Interessante è vedere, in un video su You Tube, la Sensei che disegna un'illustrazione di Amira.

 

Emma e Vittoria

 

Fin da bambina, quando mi capitava, e tuttora mi capita, di sognare ad occhi aperti, mi sono sempre vista nell'Inghilterra dell'ottocento.

Jane Austen, le sorelle Brönte, George Eliot, Elisabeth Gaskell, Edith Warthon, alcuni romanzi di Geogette Heyer, senza dimenticare anche qualche scrittore, come Edward Morgan Forster, Henry James (anche se i suoi romanzi sono ambientati in America), tanto per nominarne alcuni, hanno immortalato questo secolo per certi aspetti meraviglioso.

Certo è, che io fantastico solo sulle parti migliori.....posso, quindi sogno.

In originale Emma è intitolato, Emma: A Victorian Romance.

Storicamente il XIX secolo in Inghilterra, va diviso in periodi: Georgiano e Regency (detto molto grossolanamente) fino all'ascesa al trono della Regina Vittoria, e periodo Vittoriano 1837-1901. Per coloro che leggono romanzi storici, anche rosa, la distinzione è importante, in quanto cambiano molte caratteristiche: il costume, l'arte ed altro, vengono completamente stravolti.

Foto di Famiglia della regina VittoriaQueen Victoria è regina in tutto, tenuta in grande considerazione e amata da tutti, è lei che detta legge (aiutata dal marito Albert, più conservatore), con il suo modo di vivere.

Regnò con magnanimità, accortezza, lungimiranza. Molto attirata dal progresso, Victoria non voleva che l'Inghilterra rimanesse fuori dalla Rivoluzione Industriale, certo aiutata dalle grandi ricchezze provenienti dalle colonie. Ebbe un incremento consistente la ferrovia, necessaria per gli spostamenti di persone, ma soprattutto di merci, in grandi quantità.

Vittoria mi ha sempre affascinata, perchè fu una delle poche persone del suo rango a sposarsi per amore.

Si sposò per dovere di successione, ma ebbe la fortuna di poter scegliere, tra tanti pretendenti, Alberto. Tedesco, amante della cultura, pragmatico, attaccato al ruolo che ricopriva, forse soltanto per amore per Victoria. Inizialmente denigrato, in seguito fu apprezzato per le sue doti, e trovò un ruolo come principe consorte, attraverso le opere culturali.

Collaborando e talvolta partecipando alla progettazione, la Regina e Alberto, fecero costruire: il Castello di Windsor, Tower Bridge, il famoso Big Ben, Royal Albert Hall (dove ancora oggi possiamo partecipare a fantastici concerti), e molti altri, ma l'opera più stupefacente fu il Crystal Palace, distrutto nel 1936 in un incendio.

Vittoria e Alberto si innamorarono da giovani e si amarono per tutta la vita, finchè nel 1860, lui morì e la Regina non si dette mai pace, anche se le viene attribuito un affetto per un servitore scozzese, che la seguirà sempre. A proposito di Victoria e Alberto consiglio di vedere “The Young Victoria”, sulla vita della medesima fino al suo matrimonio, interpretata da un'eccellente Emily Blunt.

Per quanto Vittoria fu molto aperta per le novità tecnologiche, influenzata da Alberto, fu molto conservatrice sui modelli di comportamento che assunsero toni molto severi. L'etichetta divenne un cerimoniale per ogni occasione, da seguire in maniera ferrea, pena l'espulsione o l'allontanamento dalla società.

Dalle vesti a vita alta in stile neoclassico dei primi decenni del secolo, molto semplici con la linea non obbligata, si passa a vittoriani vestiti con busti rigidissimi (anche con stecche) che costringevano il corpo ad un forma precisa (a clessidra). C'è da precisare che Vittoria aveva la tendenza ad ingrassare..... In questo periodo le gonne cambiano completamente il volume, necessitando di crinoline (strutture imbottite o in fil di ferro e nastri), più tardi si usano anche i sellini, su cui venivano indossate sottogonne e gonne.

Servivano sempre cameriere personali per vestirsi, che solo le donne più ricche potevano permettersi. Normalmente alcuni capi erano chiusi molto rigidamente dietro con nastri e lacci.

La donna non poteva uscire senza ombrellino, cappellino e guanti, questi ultimi da non togliere quasi mai, come pure evitare “caldamente” di sfiorare qualcuno a mani nude, anche semplicemente per un saluto o più probabilmente un baciamano. Guai!!!

Non uscivano mai sole e quindi la cameriera era d'uso che accompagnasse la sua signora nelle compere o in altri luoghi.

L'aristocrazia, finora, era vissuta sulla rendita di proprietà di famiglia, talvolta inalienabili. L'aristocratico, per regole di etichetta, non parla di danaro, di lavoro, non si confonde con le altre classi sociali, non commercia, non accetta di vivere con soldi guadagnati col lavoro e denigra coloro che lo fanno.

A tal proposito, con l'aumentare dell'industrializzazione, la borghesia assunse un ruolo indispensabile e si delineò la figura del borghese, acquistando peso economico e sociale.

La nobiltà, dal suo punto di vista, non accettava questi cambiamenti sociali, considerando i borghesi veri e propri emarginati. Normalmente non ben accetti in nessuna attività sociale che si organizzava, soltanto alcuni riuscivano ad essere più aperti e facevano anche affari insieme. Intollerabile un matrimonio tra un nobile e un borghese, se non in casi eccezionali: improvvisa mancanza si sostentamento per il nobile decaduto?Il Crystal Palace

Cercando di trattare soltanto le classi sociali che sono coinvolte con il fumetto in questione, parlerò della servitù.

Anche per la servitù esisteva una gerarchia, in ordine di importanza ci sono: il maggiordomo, la governante, la cuoca, i capocamerieri, i camerieri semplici, i camerieri tuttofare, i valletti, gli sguatteri.

A tal proposito consiglio di vedere il film “Gosford Park”. Come ambientazione è successivo (1932), ma la gerarchia è molto ben delineata.

Questa classe sociale era quella che reggeva in piedi la casa, che cresceva i figli dei padroni, molte volte lasciati a crescere nelle residenze di campagna fino a che non andavano in collegio per i maschi o non si sposavano per la femmine.

L'organizzazione della casa era fatta dal maggiordomo e la governante, di solito loro erano al corrente di tutto ciò che accadeva e guidavano il resto della servitù con molta severità.

La cuoca è una figura a parte, responsabile soltanto del suo lavoro, è la regina della sua cucina.

I camerieri erano suddivisi tra quelli che servivano personalmente i signori e coloro che pulivano, rassettavano, lucidavano, accendevano il fuoco e le candele, portavano l'acqua calda per la vasca da bagno.

Tutti avevano una vita molto faticosa, con poco tempo libero. Solo saltuariamente andavano a trovare la famiglia. Se si sposavano venivano allontanati dal lavoro. Assolutamente non dovevano parlare se non interrogati, non potevano esprimere pareri non richiesti e comportarsi come era stato loro insegnato, pena il licenziamento senza mezzi termini, ma soprattutto senza referenze.

In Giappone esistono altri manga con la stessa ambientazione, incluso un adattamento del “mitico” Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen. Spero che qualche magnanimo editore italiano decida un giorno di farceli leggere nel romano idioma. Doumou arigatou gozaimashita anticipatamente.

 

Quando qualche anno fa presi in mano Emma di Kaoru Mori, pensavo di trovare una storia semplice, veloce come lo sono i Manga destinati ad un pubblico femminile che esistono in commercio in questo periodo, quasi tutti simili, con temi triti, poco accattivanti, e con disegni e vignette che hanno perso d'importanza rispetto al racconto. Cominciai a comprarlo, perchè non era un fantasy, non una maghetta, né una vampiretta, ma nemmeno una studentessa del liceo, che nel panorama italiano abbondano, anche troppo.

Miss Kaoru Mori mi affascinò per il coraggio della scelta dell'ambientazione e della professione della protagonista.

A suo tempo scrissi una recensione (che potete leggere qui), con cui concordo ancora in tutto ciò che avevo commentato. Nel frattempo sono andata in Giappone ed ho comprato i tre volumi mai usciti in Italia e Shirley. Nell'ultima settimana ho riletto tutto questo materiale. In considerazione di ciò, posso aggiungere che Miss Mori, ha uno stile maturo: la vignetta, la storia, i sentimenti, i tempi scenici sono tutti amalgamati, come poche volte ho visto. Mi attrae il gusto delicato per le scene intime, non necessariamente sensuali, ma molto romantiche. Talvolta realizza pagine e pagine senza dialoghi. Qualcuno, molto semplicisticamente, le sorvolerà per velocizzare la lettura, invece sono le più importanti, le più esplicative. Il bacio tra Emma e William è da mozzare il fiato, crea un'emozione intensa, paragonabile ad una scena di un romanzo o di un film. Altrettanto ne “I giorni della sposa” le scene in cui Rostam, il nipotino di Karluk, guarda lavorare l'ebanista del paese, esprimono una tenerezza ed una pazienza, che si possono osservare solo tra maestro e alunno appassionato. Gli sguardi che Amira scocca a Karluk risultano molto intensi.

Dove Miss Mori riesce in maniera magistrale è nelle proporzioni e nella prospettiva, risultando istintiva. La figura umana e l'ambiente sono amalgamati tra loro, le vignette difficilmente sono incentrate solo sulla figura, non considera marginale l'ambiente, che è fondamentale per immergersi nel tempo e nello spazio della narrazione.

Se potessi invitare personalmente in Italia Miss Mori, la porterei a Roma da Babington's. Bye, Miss.

 

Amira e l'Asia Centrale

Non conoscendo assolutamente niente dell'Asia Centrale, se non attraverso bollettini di guerra, per scrivere la recensione de “I giorni della sposa” mi sono informata: ho studiato!

La sposa in Asia centraleMan mano che leggevo e guardavo foto, mi è venuta la voglia di andare in questi luoghi incantati, che ricordano le favole.

Maggiormente sono rimasta incantata dall'Uzbekistan.

Oggi questi territori sono politicamente divisi in Kakakistan, Kirghikistan, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan.

Ho letto nomi che tutti conosciamo e che rievocano avventure straordinarie: Alessandro Magno, Marco Polo, Gengis Khan, Tamerlano.

Città come: Samarcanda, Khiva, Tashkent, Urgench, Bukhara.

Regioni come: Karakapak, Pamir, Farghana, deserti di Karakum e Kiricum.

Panorami ampi, verdi, con pecore al pascolo, animali liberi e selvaggi.

Di bellezza eccezionale i cavalli turkmeni, dal mantello oro.

Le architetture sembrano intagliate nella pietra chiara con cupole azzurre, veri e propri ricami, con mosaici coloratissimi, decorazioni strettamente provenienti dall'Islam. Le opere più antiche sono in legno, con colonne talmente esili che sembra che non possano riuscire a reggere i soffitti, ma la loro forza è data dalla quantità, talvolta vere “foreste” di colonne. Capisco che la Sensei Mori abbia trovato il tutto molto interessante da scriverci una storia.Un esempio di colonnato interno

In questa area convivono una moltitudine di etnie che in antichità erano unite dalla più importante arteria di comunicazione tra Asia ed Europa, cioè la Via della Seta (tuttora esistente). Quando viene citata questa frase, evoca sempre tramonti nei deserti, scorribande di Mongoli, carovane di commercio, montagne nevose: 8000 Km. di meravigliose antiche avventure.

Storicamente è caratterizzata (Asia Centrale) dall'eterno conflitto tra popolazioni nomadi e quelle stanziali. Intorno al 1300, iniziarono le colonizzazione turche, infatti ancora oggi la lingua parlata è il turco, portando un profondo cambiamento nella cultura locale.

I nomadi tendevano ad essere guerrieri (Famiglia Hargal) o pastori (Famiglia dello zio di Karluk). Gli stanziali (Famiglia Ayhan) erano contadini e si radunavano in fortificazioni, talvolta inespugnabili.

Cavalieri dell'Asia CentraleNel XIX secolo, il secolo della storia di Amira e Karluk, è stato attraversato dal contenzioso tra Impero Russo e Impero Britannico, chiamato il “grande gioco”, che si contendevano queste prolifere terre. Nella seconda metà del secolo divennero russe, ma gli inglesi nel periodo prima citato, aveva mandato degli emissari in queste terre per studiare i luoghi, quindi si spiega la figura di Smith all'interno della famiglia Ayhan.

Culturalmente queste popolazioni sono molto ospitali, la famiglia media accoglie chiunque bussa alla propria porta, offrendo ciò che può.

Normalmente il nucleo familiare tende a rimanere unito nelle generazioni, come quella di Karluk. Nel tempo i nuclei si sono allargati formando dei clan, e quindi si sono venuti a creare dei veri e propri villaggi.

Le popolazioni nomadi si spostavano e si spostano con lo Yurta, abitazione costruita con legno, poi ricoperta con stoffe di lana di pecora. Ha varie dimensioni ed è strutturato in maniera da essere smontato e trasportato con cammelli. E' tutto tenuto insieme da cinghie e corde. L'interno è completamente ricoperto da magnifici tappeti artigianali. Uno scorcio di una yurta lo possiamo osservare nelle pagine del manga, durante la visita di Karluk e Amira allo zio del ragazzo.

Questa piccola spiegazione, sicuramente non sarà esauriente, ma per parlare di queste terre occorrerebbero delle vere e proprie enciclopedie. Mi sono limitata a dare alcune informazioni inerenti al manga. Volutamente non ho parlato dei problemi politici e talvolta bellici che incombono in questi territori. Il contesto non è consono.Un esempio di accampamento nomade

Faccio solo una eccezione: per chi fosse interessato alle catastrofi ambientali, consiglio di interessarsi alla storia del lago di Aral.

Spettacolari sono invece le foto che ho incontrato su questi siti, di cui vi riporto i link:

 

http://orexca.com/index_eng.php

www.karakalpak.com

 

 

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