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Ronin Manga: In anteprima la postfazione di Edgar e Allan Poe 3 PDF Stampa E-mail
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Scritto da Andrea "Ryo" Consonni   
Sabato 25 Febbraio 2012 07:22

Ronin manga pubblica in anteprima su Facebook la postfazione dell'ultimo volume di Edgar e Allan Poe:

 

Edgar e allan poe 3

Kappa Edizioni/Ronin Manga è orgogliosa di presentarvi in anteprima italiana la postfazione al terzo e ultimo volume di EDGAR E ALLAN POE di Moto Hagio.
• Così come la prefazione era scritta da una firma celebre – il professor Giorgio Amitrano – la postfazione è opera nientemeno che della celeberrima scrittrice giapponese Tamao Ariyoshi. Buona lettura!
• LA VERA SOLITUDINE
• di Tamao Ariyoshi
L’essere umano non può vivere solo.
Dicono che l’uomo vive nella società, intrattenendo rapporti con i suoi simili. Sarà così. Dovrebbe essere così. Ma mi chiedo se l’uomo sia davvero in grado di costruire un rapporto con la società e con il prossimo.
Quando leggo Edgar e Allan Poe mi viene questo dubbio.
Edgar, Allan e Marybell, i bellissimi protagonisti di questa storia non invecchiano. Rimangono quattordicenni per l’eternità. E siccome non invecchiano, non possono rimanere nella stessa città per troppo tempo. Per nascondere la loro natura devono essere molto cauti, fingere di essere in grado di riflettersi negli specchi, di avere un battito cardiaco e di non avere paura della croce che invece temono. Nella società umana non esiste alcun posto per loro in cui portare avanti serenamente la loro esistenza. Non possono intrecciare amicizie. Non possono amare qualcuno.
E così sono costretti a un viaggio eterno. A volte incontrano persone con cui giocavano da bambini, che però ormai sono invecchiate. A volte incontrano discendenti delle persone che hanno amato un tempo…
Non possono permettersi alcuno coinvolgimento, con nessuno, con niente. È davvero triste. Ma anche nelle vicende più dolorose questi protagonisti ci mostrano, di tanto in tanto, un sorriso innocente e allo stesso tempo macabro, quel tipo di sorriso che è proprio soltanto di chi conosce la vera solitudine.
Posso così immedesimarmi nei membri di questa famiglia perduta forse perché dentro di me esiste una solitudine simile alla loro. Ecco perché considero una questione vitale cercare di capire se l’uomo sia veramente in grado di costruire un rapporto con la società e con chi lo circonda.
Con la società ho cominciato ad avere problemi molto presto nella mia vita.
Nel 1975 Edgar e Allan Poe era pubblicato a cadenza irregolare sulla rivista mensile “Bessatsu Shojo Comic”. La notizia più chiacchierata del momento era legata al famigerato furto di 300 milioni di yen (*), la cui prescrizione avvenne il 10 dicembre di quell’anno. Si era arrivati persino a fare il conto alla rovescia del tempo che mancava alla prescrizione. Perfino nella mia sezione dell’ultimo anno delle scuole elementari il maestro chiese a noi allievi: «Alzi la mano chi ritiene che il rapinatore sarà arrestato in tempo». I miei compagni di sezione alzarono le mani gridando ad alta voce il loro parere, ma io non ero tra di loro. Non è che avessi un motivo particolare per non alzare la mano, semplicemente non m’interessava il caso e non lo conoscevo sufficientemente per avere un’opinione precisa. Nell’aula, tutta in fermento, me ne stavo seduta con le braccia a ciondoloni e le spalle strette, senza alcunché da gridare. Fu un’esperienza di vera solitudine.
Solo successivamente scoprii che il furto in questione era avvenuto sette anni prima, perciò considerai normale il non essere riuscita a entusiasmarmi, a sentirmi coinvolta nella temporanea baldoria sulla sua prescrizione.
Ancora oggi, di tanto in tanto, provo una sensazione simile. Vale a dire, non riesco a sentirmi vicina ad alcuni casi che animano le cronache. Le notizie non sono niente altro che notizie. Sono semplici informazioni. A dire la verità, non capisco bene nemmeno cosa cambi nella società quando viene eletto un nuovo Primo Ministro.
A volte ho la sensazione che questo mondo mi giri intorno ignorandomi, o meglio, come se io non fossi riuscita a integrarmi in esso, con tutto ciò che esisteva da prima della mia nascita.
Questa sensazione è simile a quella di quando ho saputo che 300 milioni di yen erano stati rubati a mia insaputa. Mi chiedo se questo è causato dal fatto che ho trascorso la mia adolescenza nell’epoca in cui era già completamente cessato l’entusiasmo della gente riguardo a grandi argomenti sociali come la lotta contro il Patto di Sicurezza Nippo-Americano, il trattato d’amicizia Nippo-Cinese e la Guerra del Vietnam. Un caso di spicco come questi può essere una buona occasione per gli uomini per partecipare attivamente alla società. Ma quella società ricca, che aveva già completato una rapida crescita economica, non ha fatto crescere dentro di me una particolare coscienza nei confronti di certi problemi. Per me il mondo è ancora simile a un romanzo a puntate che ho iniziato a leggere da metà in poi. Ecco perché, privata della realtà in cui ero nata, e quindi della capacità di esserne coinvolta, è come se stessi fluttuando alla deriva in questo mondo.
Com’è, invece, il mio rapporto con gli altri?
Ho sempre ritenuto che fosse piuttosto positivo. Invece, recentemente ho cominciato a rendermi conto che non è esattamente così. Quando ero una studentessa pensavo che tra me e i miei compagni di classe ci fosse reciproca comprensione. Oggi, invece, ho seri dubbi su questa mia vecchia convinzione.
L’ego di un uomo si trova in una dimensione al di là della propria immaginazione. Me ne sono resa conto pensando a me stessa. Anche se faccio qualcosa con qualcuno, tutto sommato quell’esperienza è soltanto mia. Un mio problema è ancora più personale: nessuno può risolverlo. Io sono un universo che diventa ogni giorno sempre più complicato. Nessuno conosce il mio universo. Nessuno può comprenderlo. Gli altri non possono fare altro che immaginarlo. E quello che immaginano non è altro che una fantasia.
Gli uomini vagano all’interno della società in una solitudine assoluta. Proprio per questo desiderano il coinvolgimento con il prossimo. Desiderano rapporti che siano il più possibile sicuri.
Noi siamo diversi dai vampiri. Possiamo vederci nello specchio e riconosciamo la vecchiaia, nostra e altrui. Abbiamo un battito cardiaco. Siamo più felici dei vampiri perché possiamo amare qualcuno. Siamo più fortunati di loro perché pensiamo di poter allacciare rapporti con il prossimo.
Ma siamo veramente capaci di farlo?
La famiglia Poe vive l’eternità. Quanto è diversa la loro tristezza dalla nostra?
• Tamao Ariyoshi (Tokyo, 16 novembre 1963) è una nota scrittrice giapponese. Ha vinto il Premio Letterario Joji Tsubota con Migawari – Haha, Ariyoshi Sawako Tono Hibi (Sostituta - I giorni trascorsi con la madre Sawako Ariyoshi). Altre sue opere sono New York Kukan (Lo spazio di New York), Watashi wa Madamada Oshiri ga Aoi (Sono ancora inmatura) e Kiiroi Ribbon (Nastro giallo).
• Note: (*) La prescrizione di un fatto avvenuto il 10 dicembre del 1968, in cui il rapinatore agì travestito da poliziotto. È uno dei casi irrisolti più noti nella storia criminale giapponese.
---------- DISTRIBUZIONE ----------
EDGAR E ALLAN POE, 3 volumi, serie completa
• Fumetterie: ALASTOR ( www.alastor.biz/contatti.html )
• Librerie di varia: MESSAGGERIE (codice editore "Kappa Edizioni 542")
• On-line: http://www.roninmanga.it/index.php?EDITORE=RONIN+MANGA&COLLANA=EDGAR+E+ALLAN+POE+%28m3%29&vall=1

 
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