Lucca 2014: La Conferenza stampa di Boichi Stampa
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Scritto da Andrea "Ryo" Consonni   
Domenica 02 Novembre 2014 21:32

 

 

Resoconto della conferenza stampa di Boichi al press cafè di Lucca Comics 2014

 

 

Lei ha vinto il Gran Guinigi nel 2011 con Hotel. Cosa ne pensa? E' contento di questo premio?

 

Per ogni fumetto che faccio, aspetto sempre il supporto dei fan. Con Hotel ho vinto questo premio nel 2011 e mi fa piacere perché è la prima raccolta di racconti di fantascienza, il mio genere preferito. Inoltre è molto vicino a me, perché come me, parla di uno che si sente solo.

 

Come mai si sente solo nonostante l'affetto di tanti fan?

 

Io amo i fan con tutto il mio cuore. Per un certo periodo non ho avuto lavoro e grazie a loro ora posso lavorare. La migliore risposta che posso dare è non godermi questo amore, ma ripagarlo con il mio lavoro. Oggi non mi sentirò solo. Se le due serie che sto pubblicando diventassero improvvisamente tenerone, sarebbe per l'affetto che ho avuto qui a Lucca Comics.

 

L'immaginario grafico delle sue opere fa riferimento al mondo dei videogames. Conferma? Con quali manga è cresciuto e quali la hanno influenzata?

Io cerco di introdurre diversi elementi nel mio lavoro. Ci sono riferimenti cinematografici, ai videogames, ai videoclip musicali, sempre generi diversi. Ci sono molti autori e fumetti che mi hanno influenzato, ma il mio maestro per eccellenza è Masakazu Katsura, che non avevo mai incontrato di persona nonostante entrambi viviamo in Giappone, ma con cui ho potuto cenare ieri sera qui a Lucca Comics.

 

In Wallman c'è Beatrice, un personaggio italiano. Qual' è il suo rapporto con l'Italia?

 

Beatrice viene dalla Divina Commedia di Dante, che ho letto al liceo, ma sinceramente all'epoca non ho capito cosa volesse dire Dante. Ma Beatrice mi è rimasta nel cuore. L'Italia è bellissima, con una cultura bellissima e con un gusto particolare e forte. Il personaggio italiano raddoppia il divertimento e il gusto. La bellezza e la forza sono un elemento importante in Wallman e l'Italia li rappresenta entrambe.

 

Lei vive in Giappone. Quali difficoltà ha trovato nel trasferirsi in Giappone dalla Corea e nell'inserirsi nel mercato giapponese dei manga?

 

L'industria dei fumetti coreana mi ha insegnato tanto. E' sempre un valore che tengo con me per tutta la vita. I lavori che ho fatto in Corea mi hanno aiutato ad adattarmi in Giappone. Le difficoltà principali di trasferirmi in Giappone sono quelle finanziarie, perché la vita è cara e l'affitto costa un sacco di soldi. I primi manga ambientati in Giappone li avevo scritti in Corea, ma non erano stati ben accetti, forse a causa di un umorismo diverso. Allora mi sono trasferito in Giappone e per tre anni non ho mangiato cucina coreana né frequentato coreani. Attraverso l'ottima cucina giapponese ho imparato a conoscere la cultura giapponese.

 

Ha diverse pubblicazioni in corso. Gira voce che si sia portato il lavoro anche qui a Lucca, dove dovrebbe essere in vacanza. E' vero?

 

Vorrei rispondere che amre il lavoro equivale a dare i migliori risultati. La cosa che temo di più è la pigrizia. La prossima volta finirò il lavoro prima della scadenza, cos' verrò tranquillo e rilassato.

 

Si dice che lei abbia studiato fisica all'università per usarla nei manga. E' vero?

Da quando ero piccolo ho sempre amato la fantascienza. Il mio autore preferito era laureato in matematica. Ma la matematica è difficile. Così mi sono buttato sulla fisica. Al liceo il mio hobby era calcolare quesiti fisici, immaginando una scena di un fumetto. Dal secondo anno di università non sono andato molto bene, ma, rimanga tra noi, nei miei fumetti ci sono spesso parti con formule fisiche, ma spesso non sono complete. Ho anche una specialistica in cinema.

 

Dal punto di vista tecnico, narrativo e produttivo ci sono somiglianze tra fumetto e cinema, l'ha detto anche Gabriele Salvatore l'altro giorno in conferenza. Secondo lei è vero?

E' difficile. La prima cosa che ho imparato all'università è la continuità. Nel cinema è cronologica, nel fumetto è spaziale. Ma leggendo il fumetto leggete cronologicamente, quindi si può dire che questo sia un punto in comune. (l'interprete chiarisce che lui ha ribadito più volte questo concetto). Questa ripetizione significa che io vorrei vedere il film live action di un mio fumetto. Se qualcuno è interessato, me lo faccia sapere. Tratto io l'acquisto dei diritti con l'editore!

 

Lei pensa che sia possibile una trasposizione cinematografica delle sue opere?

Al liceo mi chiedevo come fosse produrre fumetti. Ma in Corea non c'erano materiali, allora mi sono dedicato a studiare il cinema come fonte della mia creatività. Mi viene automatico quando lavoro pensare a un film: dove girare la scena, in quale paese. La mia è una proposta per eventuali registi interessati. Ci sono state cinque richieste per film tratti dalle mie opere, ma non sono andate a buon fine.

 

Ha detto che ama la fisica. In Raquiya ha trattato anche la religione, che è praticamente l'opposto della fisica. Da dove le è venuta l'idea?

 

Al liceo ho letto Appleseed di Masamune Shirow ed è stato per me uno shock perché era una grande opera di fantascienza. I nomi erano ispirati alla mitologia greca. Io ho studiato allora mitologia greca, poi quella norrena, poi sono arrivato al buddismo. In Raquiya ci sono anche elementi di fisica, nella scena in cui le croci volano, sono stati fatti i calcoli di fisica. Un essperto di tecniche militari, li criticò, poiché diceva che erano errati. Ma dopo diverso tempo è risultato che avevo ragione io.
In Wallman vi sono diverse riflessioni sul materiale utilizzato per i cavi. Quando disegno ragazze non tengo mai conto della fisica, la mando proprio a quel paese, perché le donne non la amano. Mi sono sposato proprio perché conosco le donne. Sposarmi è stato tanto difficile quanto inserirmi nel mercato del manga giapponese.

 

In Sun Ken Rock il padrino è un omaggio a Marlon Brando. Ha visto il film, cosa ne pensa? Anche in Wallman c'è la mafia. L'idea della criminalità organizzata che raffigura viene da li?

 

Sia Sun Ken Rock che Wallman parlano di organizzazioni criminali. Sono una metafora per descrivere la società corrotta. Ho subito l'influenza del film Il Padrino. Sono affezzionato a diverse scene, come quella iniziale dove, ironicamente, si dice “Io amo l'America”, o quella finale in cui si chiude la porta. Vorrei raccontare con un certo peso queste situazioni e questi problemi sociali.

boichi

 

 

 

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